Da Siena a Cortona: Colleggiata di S. Michele

<><><>

“Le Crete senesi”

cretesenesi_a.jpg

Si lascia la città di Siena per la porta orientale Pispini e, dopo pochi chilometri, si prende a destra la statale 438 per Asciano, che attraversa Taverne d’Arbia, nucleo con sviluppi edilizi recenti. Superato il ponte sull’Arbia, un dosso consente a sinistra la veduta della fattoria di Monselvoli e, retrospettivamente, quella di Siena. Davanti si aprono all’improvviso gli ampi panorami e i tipici paesaggi delle Crete, (le crete ovvero il deserto toscano che non sono altro che rilievi argillosi che se ha primavera copre di verde, l’estate lascia riarsi, screpolanti, e nude terre) immersi in un’atmosfera ieratica e silenziosa. Forme d’erosione a cupola e insediamenti rurali di sommità contrassegnano l’aspetto tondeggiante dei rilievi. La strada, mantenendo un percorso di cresta, si fa sempre più tortuosa, seguendo l’andamento delle curve di livello. Si possono notare frequenti laghetti artificiali e le greggi al pascolo, in quest’area l’immigrazione di pastori sardi ha rivitalizzato l’allevamento ovino, che può contare su estesi, pascoli ricchi di specie vegetali che pare conferiscano un particolare sapore al latte e ai latticini che se ne ricavano. Tra numerosi e successivi saliscendi si giunge a Vescona e quindi a Fontanelle, da dove si può godere una bella vista sulla serie di colline che si stendono a perdita d’occhio. Salendo dolcemente, la strada tocca Pievina, oltre al quale, sulla sinistra, è un bell’esempio d’edilizia rurale. Ad una ventina di chilometri si coglie dall’alto una bella veduta di Asciano, centro medievale ricco d’opere d’arte, al quale si scende per una strada dal fondo buono ma con ripidi tornanti. Superando l’Ombrone, il maggior fiume della toscana meridionale, qui ancora scarso d’acqua e dall’aspetto torrentizio, s’incontra a destra la deviazione per l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore, posta su un’altura che domina le Crete, è soprattutto per il celebre ciclo d’affreschi della vita di San Benedetto, dipinti da Luca Signorelli e dal Sodoma nel maggior dei tre chiostri, un monumento che vale la pena di visitare in modo non frettoloso.

“Luca Signorelli: Apocalissi”

fra_angelico_luca_signorelli_orvieto_b.jpg

Proseguendo il cammino per arrivare a Cortona si lascia Asciano, sulla statale 438, Lauretana, con vista a sinistra in alto dell’antico borgo di Serre di Rapolano. Al chilometro 29, in località Oliviera, è visibile una gran cava di travertino, materiale di cui è ricca un po’ tutta la zona e che, specialmente in passato, ha alimentato un’intensa attività estrattiva. La strada si arrampica su un poggio rivestito da boschi cedui, per poi sboccare al bivio per Sinalunga: da notare, in mezzo al crocevia, il solitario cipresso che si erge a rappresentare un punto di riferimento per il viandante. Qui, come in tante altre parti della toscana, esso rievoca l’antica colonizzazione del territorio e costituisce un elemento tra i più familiari e suggestivi del paesaggio. Si tiene la strada a sinistra, in direzione del Castello di San Gimignanello, collocato su un breve dorsale e seminascosto da una macchia di cipressi, verso fondovalle il versante a solatio è occupato da estesi vigneti. Di là dal raccordo Siena-Betolle, molto transitato, che ha ridotto il relativo isolamento del capoluogo nei confronti di primarie direttrici di traffico, si continua fra campi coltivati per Rigomagno, percorrendo una stretta valle dove la strada fiancheggia per un buon tratto la ferrovia Siena-Chiusi e dove gli appezzamenti coltivati si alternano a boschi, da notare vari esempi di belle case coloniche, spesso rimaneggiate. Giunti a Rigomagno (possibilità di ristoro) è localizzato il mattatoio “La Chianina”, che ricorda una famosa razza di bovini, fornitori dell’autentica bistecca alla fiorentina e ora assai ridotti di numero in seguito alle vicende che hanno contrassegnato la nostra zootecnica, penalizzata dalla concorrenza estera. La strada, con frequenti curve tra campi coltivati, si porta verso Lucignano, centro d’origine estrusco-romano la cui vista dal basso è ostacolata da moderni insediamenti. L’abitato antico, che vale senza dubbio una sosta, presenta una configurazione di rilevante interesse urbanistico, a pianta ellittica circondata dalle mura, con le strade che si svolgono ad andamento concentrico. Nel mese di maggio vi si tengono le “maggiolate”, che rievocano antiche sagre agresti. Dalla torre della rocca di Lucignano e dalla porta di San Giovanni si godono ampi panorami, ma anche il visitatore frettoloso potrà avere una visione della Valdichiana sostando a lato della strada che, con direzione Foiano della Chiana, scende verso Pieve vecchia, al margine del piatto fondovalle del torrente Esse. La valdichiana, oggi ricca di centri abitati e di coltivazioni, reca ben visibili le tracce della secolare contesa tra l’uomo e le acque che la impaludavano. Le bonifiche, iniziate fin dall’antichità, portarono alla costruzione verso la metà del XVI secolo del grande canale collettore chiamato canale Maestro della Chiana. I centri più antichi, molti dei quali risalenti all’epoca etrusca (come Lucignano, appena superato), si collacano tutti in posizione dominante, fuggendo dalla piana un tempo acquitrinosa e malsana. Solo con la bonifica di fine ‘700, progettata e diretta dal Fossombroni, fu reso possibile il popolamento del fondovalle. L’agricoltura caratterizza ancora l’economia, con diverse coltivazioni specializzate (cereali, barbabietole, viti, olivi, ma a lei si sono affiancate le attività industriali (mobili, abbigliamento, materiali da costruzione) e artigianali.

“La colleggiata di San Michele”

la_colleggiata.jpg

Resta importante il ruolo della zootecnica (suini e bovini), che vanta tradizioni notevoli. Moderni rifacimenti hanno in parte modificato l’antico assetto di Foiano della Chiana, dove sussistono, tuttavia, palazzetti e Chiese di pregio. Da qui la strada, lungo la direttrice per Cortona, scende ulteriormente verso il filone di valle, superando, al ponte di Cortona, il canale Maestro. Segue, dopo altri pochi chilometri di saliscendi, quanto rimane dell’antica abbazia benedettina di Farneta, una chiesa ripetutamente trasformata, con bella cripta di singolare interesse icnografico. Tra ampi paesaggi a viti e olivi, con vista ancora lontana di Cortona, si supera Manzano (sorgente d’acqua oligominerale e possibilità d’acquisto di prodotti tipici) e, circa un chilometro prima di Monsigliolo, si vede a sinistra lo storico pozzo di San Giliberto Pellegrino, legato ad una leggenda del VI secolo. Arrivata a Camucia, moderna gemmazione in piano di Cortona, ove tra vari stabilimenti industriali e numerosi insediamenti residenziali si trova anche la Cantina sociale, con una serie di tornanti si sale al poggio di Cortona. Qui il viaggio finisce potendo visitare i luoghi in torno a questa bella città.

“Cortona: il palazzo comunale”

402px-palazzo_comunale_-_cortona.jpg